Categoria: Racconti e Riflessioni

“Racconti e riflessioni” è un angolo di relax mirato alla trattazione di argomenti importanti come l’invecchiamento e la demenza, visti con gli occhi del cinema e dei libri. Tributi e pensieri in particolari ricorrenze.

Il Papa e gli anziani

Non voglio certo farne una questione religiosa o politica, ognuno è libero di credere o no, ma voglio comunque sottolineare, con una visione assolutamente laica, quanto Papa Francesco stia facendo per dare rilievo alla condizione degli anziani. All’incontro che ha tenuto in Brasile in occasione della giornata mondiale della gioventù, durante l’Angelus celebra i nonni e il dialogo tra le generazioni, soprattutto all’interno della famiglia, “un tesoro da conservare e alimentare”. “Auguriamoci di poter invecchiare come il buon vino”.
Ribadisce un concetto a lui caro, avvicinando giovani e meno giovani, entrambi con un ruolo fondamentale: “bambini e anziani”, ha detto Francesco, “costruiscono il futuro dei popoli”. I più giovani, ha spiegato, sono importanti perché costruiranno la storia, ma i nonni, ha aggiunto, “sono importanti nella vita della famiglia “, loro sono la storia, l’hanno già costruita. In questa giornata mondiale “i giovani vogliono salutare i nonni” “e li ringraziano per la testimonianza di saggezza che offrono continuamente”, il tutto è avvenuto nella giornata dedicata alla festa dei nonni, a suggellare l’importanza di questa unione fondamentale per tutti noi e per l’evoluzione della specie.
Per la sua vicinanza alla gente è stato definito un “papa del popolo” e credo che non possa certo passare inosservata una simile attenzione. Ha definito che “I più gravi mali del mondo in questi anni sono i giovani senza lavoro e i vecchi lasciati soli”.
Per chi, come me, si occupa ormai da circa vent’anni della cura e dell’assistenza agli anziani, un simile messaggio non può certo passare inosservato. Dà spinta e motivazione nel continuare un cammino umano e professionale, a volte difficile ma tanto arricchente dal punto di vista delle relazioni. Ripeto, non ne faccio una questione religiosa, ma un tributo ad una simile attenzione è meritevole di menzione.  N.N.  A&V

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Il vecchio nonno e il nipotino

Più di cento anni fa, in un grazioso paesino in cima alle montagne, viveva una famiglia simpatica e allegra. C’era Ottaviano, il papà, che faceva l’inventore e progettava magnifici macchinari; Margherita, dolce mamma casalinga che teneva tutto pulito e in ordine e si prendeva cura di tutti; nonno Gualtiero, che conosceva la montagna come le sue tasche, sapeva il nome di tutte le piante e degli animali del bosco ed era socievole e gioviale. A completare il quadro di questa famiglia felice, arrivò un bel bambino: fu chiamato Alessandro e rese, se possibile, ancora più lieta e piacevole la vita di queste persone.
Ottaviano e Margherita erano raggianti: avere un figlio era stato da sempre il loro desiderio più grande, e adesso si era realizzato. Il nonno, dal canto suo, adorava il suo nipotino e lo portava spesso a fare passeggiate all’aria aperta, cercando di infondergli, fin da piccolissimo, l’amore per la natura.
Le cose andarono bene per qualche anno, poi però tutto cambiò. Ottaviano non riusciva più a lavorare, la sua genialità si era come esaurita e le sue invenzioni non erano apprezzate. Margherita era sempre stanca, non faceva che lamentarsi tutto il giorno. Il nonno poi si era ammalato: era diventato molto vecchio, le gambe non gli reggevano, aveva perso i denti e non udiva né vedeva più come un tempo. In quella casa ormai nessuno era felice, nessuno sorrideva più.
Durante i pasti, mentre Ottaviano litigava sempre con Margherita per qualcosa, il nonno Gualtiero mangiava in silenzio con aria triste, nel tenere il cucchiaio la mano gli tremava e spesso versava il suo brodo sul tavolo. Il figlio e la nuora lo guardavano con insofferenza e lo rimproveravano: “Insomma, guarda cosa hai fatto!”, strillava Margherita mentre puliva il disastro.

Jacob e Wilhelm Grimm
Jacob e Wilhelm Grimm

Un giorno in cui era particolarmente stanca, Margherita perse la pazienza e mise il nonno a mangiare in disparte, ad un tavolinetto vicino alla stufa. Un’altra volta il nonno fece cadere per terra la sua ciotola di terracotta e questa si ruppe in mille pezzi: “Basta! Da oggi ne avrai una di legno!”, sbraitò la nuora. Gualtiero cercava di parlarle e di scusarsi: “Abbi pazienza cara, purtroppo non sono più il vecchietto energico di una volta, sono malato adesso”. Margherita faceva finta di non ascoltare, poi si voltava dall’altra parte e piangeva in silenzio.
Un giorno, il piccolo Alessandro, che aveva compiuto quattro anni da poco, stava giocando per terra con delle piccole assi. Il papà, che non aveva più l’entusiasmo di una volta e non giocava col figlio da tempo, fu incuriosito nel vedere il bambino tanto concentrato nel gioco. “Cosa stai costruendo, Alessandro?” gli chiese. “Oh papà, sto fabbricando una piccola mangiatoia”, rispose il bambino senza distogliere l’attenzione dal suo lavoro. “E perché mai?”, gli chiese Ottaviano sempre più stranito. “Servirà a te e alla mamma quando sarete vecchi”, fu la risposta innocente e immediata di Alessandro.
Ottaviano restò di sasso, prese il figlio tra le braccia, lo baciò e lo strinse forte forte, poi chiamò la moglie tra le lacrime e strinse anche lei. “Dobbiamo scusarci con il nonno!”, disse Margherita, “lo abbiamo trattato indegnamente, siamo stati ciechi e insensibili!”. E Ottaviano aggiunse: “Il nostro piccolo Alessandro ci ha osservati, ha percepito la nostra cattiveria e con un solo gesto ci ha aperto gli occhi; andiamo dal nonno prima che sia troppo tardi per rimediare!”.
Da quel momento, il nonno Gualtiero venne trattato col dovuto rispetto, riprese il suo posto a tavola e cominciò a raccontare storie belle e avventurose ad Alessandro.
La mamma e il papà li guardavano e sorridevano.
Nonno e nipotino insieme avevano compiuto un vero miracolo: ridare il sorriso alla loro famiglia!

Jacob e Wilhelm Grimm

Una bella favola, ma ancor più bella la dedica di mia nuora che ha rivolto al suo nonno. Luca e Monica  mi hanno resa una nonna felice di Ludovica da poco più di tre mesi. Un’emozione unica che dedico a tutti voi…….
“Ogni momento passato con i nipoti è per loro una festa e per noi, tra nonni e bisnonni, ogni giorno è giusto per festeggiare … anche se non c’è un bisnonno importante che, sono sicura, sia stato il primo a vederti e a far sì che tutto sia andato per il meglio, anche quando temevano il peggio!!! E mentre tutti non vedevano l’ora che arrivassi a casa, lui ti teneva compagnia come un angelo custode speciale! Auguri ai neo nonni, ai neo bisnonni e al bisnonno che ci protegge fin dove gli altri non possono arrivare!”     M.S  A&V

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Quartet

Nel film Quartet viene narrata la storia di un angolo felice della campagna inglese ospita Beecham House, casa di riposo per musicisti e cantanti. Ogni anno, in occasione dell’anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, gli ospiti organizzano un gala e si esibiscono di fronte ad un pubblico pagante per sostenere Beecham e scongiurarne lo smantellamento. Ma ecco che la routine di Reggie, Wilf e Cissy viene sconvolta dall’arrivo a pensione di Jean Horton, elemento mancante e artista di punta del loro leggendario quartetto, nonché ex moglie di un Reggie ancora ferito. Si arricchisce il filone rosa sulla vecchiaia, un genere non nuovo ma comunque raro per presunta mancanza di appeal, in cui i vecchi pur nella malinconia della decadenza fisica e della solitudine, se la spassano come se la vita ancora appartenesse loro, in film che conquistano un pubblico non necessariamente coetaneo. Dustin Hoffman che fu, trentenne, il giovane laureato scandalosamente concupito da una matura futura suocera, per il suo primo film da regista, a 76 anni, sceglie una storia di anziani briosi e vitali, dal passato luminoso che vivono un presente prigioniero degli anni, senza rinunciare al futuro.  Hoffman non ha un messaggio da lanciare al mondo né una proposta di regia che faccia in alcun modo la differenza, ma si limita ad assemblare un cast di grandi attori inglesi e a lasciare che suonino le loro corde su una partitura nota ma rodata, di quelle che si fanno ascoltare (e vedere) ogni volta anche se non è mai la prima né l’ultima.

Un film leggero, brillante, sagace, mai retorico che tratta la condizione anziana con ironia e divertimento. Un’ulteriore testimonianza che la “vecchiaia” altro non è che una fase della vita, che se viene vissuta con lo spirito giusto può rappresentare un momento bello senza tutte le preoccupazioni che hanno caratterizzato la condizione “adulta”. La redazione di Anziani e Vita ve lo consiglia!  A&V.

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Lettera di un padre anziano al figlio

Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi… abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere… ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare… ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso… dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto… non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio.

Dedicata ai nostri genitori, a quelli che non ci sono più ma che vorresti avere e a quelli che la demenza se li sta portando via. Come figlia mi ritrovo in tutto e mi accorgo, leggendo, di quanti errori stia commettendo verso l’uomo che è stato per me un padre meraviglioso e che ora è perso nei suoi pensieri. Come madre spero che un giorno mio figlio possa fare tesoro di questi delicatissimi e bellissimi pensieri e regalarmi un sorriso. Dedicato a tutti voi.  A&V

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la religione e la famiglia

La religione è un punto focale per la vita di una persona anziana in  quanto rappresenta un ancoraggio spirituale per contrastare la depressione,  la stagnazione emotiva e la disperazione che  determinate condizioni e difficoltà possono  determinare.   “Mens sana in corpore sano” potrebbe essere  il motto per gli anziani che si prendono cura  non solo del loro corpo ma anche, e forse maggiormente, del proprio spirito;  infatti come afferma il neuropsichiatria Bigi “dalla religiosità si può trarre  un valido aiuto nel mantenere integro il senso della propria identità. La  religione come senso di appartenenza a un’entità’ spirituale può aiutare a  tollerare gli sbagli  o le rinunce della vita, l’attuale inutilità o solitudine, e  può mantenere la speranza”.

Questo argomento è stato oggetto di una relazione nel corso di un Congresso Nazionale della Società di Geriatria e Gerontologia SIGG dove sono stati ricordati due studi internazionali che documentano il positivo apporto della pratica religiosa nella salute degli anziani.  Il primo, pubblicato sull’International Journal of Geriatric Psychiatry, descrive come, su un campione di 114 soggetti,  la religiosità influisca positivamente sugli esiti della depressione negli anziani . Il secondo, effettuato in Giappone analizza come la pratica religiosa può mitigare l’effetto della morte di una persona cara. Attraverso il monitoraggio dell’ipertensione arteriosa di 1723 soggetti colpiti da un lutto familiare, si è dimostrato come una dimensione religiosa può essere di sostegno alla salute degli anziani in caso di avversità. Sono stati anche analizzati i rapporti familiari negli anziani; il ruolo dei rapporti fraterni può essere molto importante, infatti i fratelli anziani possono svolgere un reciproco supporto psicologico di rilievo a causa del simile background culturale, emotivo e di ricordi. Mantenere continuativi rapporti con fratelli e sorelle in tarda età può contribuire ad avere una vita emotiva più ricca e soddisfacente, per il maggior senso di continuità e di sicurezza. Può rappresentare il ritrovamento di una parte di sé e dei propri ricordi, ma anche quel senso di intimità affettiva o di segreta complicità che avevano caratterizzato il legame fraterno nell’infanzia, arricchendo la qualità della vita emotiva della persona anziana.

In altre parole dopo una certa età sono utili una palestra per il corpo e una  per lo spirito.    M.S A&V

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