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Alzheimer café: un luogo di incontro per parlare di demenza

Si chiamano Alzheimer Café e sono dei luoghi di incontro per anziani con gravi problemi di memoria.
Il primo Caffè Alzheimer nasce nel 1997 a Leida in Olanda da un progetto dello psicogeriatra olandese Bère Miesen, il quale si era reso conto che, per i malati di Alzheimer, le cure sanitarie erano insufficienti e che era necessario investire di più nelle terapie psico-sociali. Si diffonde rapidamente in altre città europee come Londra, Vienna, Parigi. Negli ultimi anni si stanno diffondendo anche da noi.
Si tratta di spazi protetti in cui i soggetti affetti da demenza ed i loro familiari possono interagire a livello interpersonale. Per i malati si tratta di un momento terapeutico in cui possono mantenere attive le funzionalità sociali residue, per i caregivers uno spazio in cui parlare dei propri problemi e delle strategie attivate per risolvere, per conoscere bene la malattia e i suoi sintomi e per trascorrere alcune ore in un’atmosfera accogliente centrata sull’ascolto e sulla relazione d’aiuto.
È concepito come uno spazio gratuito che si propone come punto di riferimento territoriale, un luogo di incontro informale centrato oltre che sull’ascolto, sulla condivisione e sul sostegno alle difficoltà legate alla gestione della malattia, per cercare di rafforzare l’efficacia delle azioni di chi assiste e migliorare la qualità della vita del malato e dell’intero nucleo familiare.
Nonostante il nome, non sono dei bar ma delle strutture dotate di caffetteria e degli spazi, dove i familiari possono riunirsi e ascoltare relazioni su temi preordinati. I pazienti sono intrattenuti, durante tutto il tempo da volontari e educatori esperti. Il tutto avviene, solitamente, su base volontaria. Durante gli incontri sono serviti generi di conforto pomeridiani, quali tè, caffè e magari con l’aggiunta di pasticcini o torte preparate da alcuni parenti.

Quali le attività proposte?
• gruppi di sostegno per familiari: hanno lo scopo di favorire il confronto e la trasmissione di esperienze tra persone che condividono la difficoltà della vita quotidiana, supportati dalla presenza di psicologi formate alla scuola di psicoterapia familiare.
• incontri a tema sulla malattia: aperti a chiunque abbia interesse ad approfondire le questioni specificamente proposte dai diversi esperti che danno indicazioni sugli aspetti clinici, psicologici, pratici e giuridici della malattia di Alzheimer.
• pomeriggi al caffè: proposte ricreative ed occupazionali rivolte ai malati con i loro accompagnatori, per trascorrere un pomeriggio in piacevole compagnia. Le attività sono guidate da educatori esperti, formati e da volontari.

Dove trovarli?
Sono diffusi in buona parte del territorio nazionale e per avere informazioni ci si può rivolgere ai servizi sociali del proprio quartiere o comune di residenza oppure digitare “café Alzheimer” sui principali motori di ricerca aggiungendo il nome della propria città.   N.N A&V

O uomini che avete una mente sana, bevete il caffè e non curatevi dei calunniatori che lo denigrano con sfacciate menzogne.
Bevetelo, prendetene generosamente perché nel suo aroma si dileguano le preoccupazioni e il suo fuoco incenerisce i torbidi pensieri della vita quotidiana.      Hadjibun di Medina

 

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Il contatto consapevole

Il nostro corpo è un’entità vivente che si muove e respira, inglobando tutte le nostre esperienze di vita, a tutti i livelli: fisico, mentale, emozionale e spirituale. Le esperienze positive, amorevoli, gioiose e di successo espandono il nostro corpo e liberano energie valorizzanti. Traumi fisici ed emotivi, giudizi e limitazioni (sia imposti che autoimposti), lo stress e le emozioni represse, comprimono i tessuti, la muscolatura, visceri ed organi, limitando il nostro benessere. Le tensioni somatiche (cause dei blocchi energetici) producono stati d’ansia, irritabilità, malfunzionamento delle zone corporee, posture viziate, astenia, disturbo del sonno e della digestione, paure, aggressività, sfiducia, depressioni, riduzione delle proprie capacità psico-fisiche, calo dell’autostima e dello stato vitale. Esistono molteplici attività umane, condizioni, ambienti, risorse e strumenti di varia natura che permettono  all’uomo di superare problemi di salute e di condurre una vita migliore. Tra queste opportunità si trova il “ con-tatto tra gli esseri umani”.

Il Contatto rappresenta la più antica e radicale forma di incontro tra le persone. Le distanze cinesiche avvicinano o allontanano. Il contatto tattile svolto nelle pratiche terapeutiche, se esercitato con la consapevolezza dell’aiuto, si configura come atto dello “stare accanto” e di una vicinanza fatta di ascolto.Molti autori e ricercatori che si sono occupati degli effetti terapeutici del “ Contatto Consapevole”, nelle pratiche assistenziali in ambito sanitario, sono concordi nell’affermare la necessità di una maggiore attenzione applicativa quando si “tocca” il corpo di una persona con problemi di salute. Continua a leggere “Il contatto consapevole”

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