Gli anziani al tempo del Corona Virus Riflessioni su una situazione surreale

Stiamo assistendo ad una situazione che non abbiamo mai vissuto, una situazione anomala, assurda, paradossale, è tutto così surreale, e penso che, ognuno di noi, stia sperando di svegliarsi presto, che sia solo un brutto sogno. Purtroppo non è un sogno, non serve aspettare di svegliarsi, bisogna misurarsi con la realtà. Siamo tutti bombardati da informazioni e numeri che altro non fanno se non renderci fragili e spaventati. Ma se noi, che siamo adulti, reagiamo così, mi viene spontaneo pensare a tutti gli anziani, molti dei quali vivono soli e, pur sapendo di dover rispettare le misure di prevenzione, anche se restrittive, cosa fanno? Come si comportano?

Sono sicura che stanno rispettando le regole molto meglio di noi, dai loro racconti, spesso, viene richiamato il coprifuoco. Già, il coprifuoco  ossia il divieto alla popolazione di uscire durante le ore della sera e della notte per motivi di ordine pubblico. Erano i tempi della guerra e loro sapevano bene di non farsi trovare fuori dalle proprie case dopo una certa ora, pena la fucilazione da parte dei tedeschi. Sapevano che anche se non fossero stati uccisi, avrebbero potuto essere arrestati. Sapevano di dover spegnere tutte le luci al tramonto nelle case,  per non far capire ai bombardieri, che la città era abitata, sapevano di dover fare la fila per accaparrarsi un tozzo di pane. Sapevano e rispettavano tutto, nella speranza di poter sopravvivere. I miei nonni raccontavano tutto questo, con gli occhi lucidi, a volte ancora impauriti dai ricordi.Eppure ci sono riusciti perché l’istinto di sopravvivenza, l’attaccamento alla vita, la stessa paura, sono stati quegli elementi indispensabili per fargli superare tutto l’orrore che stavano vivendo. Eppure non avevano i mezzi di comunicazione dei quali disponiamo oggi, non c’era internet, non c’erano i telefonini, facebook, WhatsApp ed era impossibile anche solo pensare di organizzare un flash mob. Ma ce l’hanno fatta! Forse l’unica differenza da allora ad adesso è rappresentata dal fatto che, ai loro tempi, il “nemico” era tangibile, era evidente, ora no. Ora è tutto difficile, difficile rispettare le regole, difficile rimanere a casa, difficile non farsi prendere dalla paura, difficile razionalizzare. Stiamo combattendo una battaglia contro un fantasma, contro qualcosa di intangibile che sta mietendo le sue vittime, purtroppo anche tra gli anziani, ma non solo. Eppure i nostri anziani ce l’hanno fatta allora e ce la stanno facendo oggi, molto meglio di noi, perché sono più forti, perché la vita li ha fortificati, la vita gli è stata maestra. Loro le regole le sanno rispettare, anche se a volte con fatica, perché non riescono a vedere i propri cari, i nipoti, ma capiscono quanto sia importante fare qualche sacrificio oggi per goderne domani. Ecco, questo per me sono gli anziani al tempo del corona virus, un modello da seguire e da rispettare.
Ho trovato questa intervista fatta ad una anziana che parla dei suoi tre  fratelli e di come  hanno vissuto la guerra, ve la propongo perché la trovo più che mai attuale se paragonata ai nostri giorni.
 
” Cosa ricorda dell’inizio della guerra ?”
” Quando ha avuto inizio la seconda guerra mondiale, erano gli anni ’40 ed io avevo solo nove anni. Nonostante ciò questo avvenimento ha segnato la mia vita e ricordo benissimo quei lontani e tristi giorni. Rimembro che in osteria c’era una piccola radio, dalla quale si sentiva il discorso del duce che avvisava il popolo dell’inizio del conflitto. Noi bambini eravamo felici, perché ci sembrava una bella cosa ed io corsi a dirlo a mia madre. Quando arrivai a casa diedi la notizia che io consideravo entusiasmante e lei, che stava lavando le stoviglie, non riuscì a trattenere le lacrime e mi disse che me ne sarei resa conto presto di che cosa orrenda invece fosse la guerra.”
“Che cambiamento c’è stato nella vita di tutti i giorni ?” ” In famiglia eravamo in nove, di cui quattro fratelli maschi: due maggiorenni e due no. I primi due partirono e così nessuno portava più
a casa i soldi. Oltretutto poco tempo dopo partì anche il terzo fratello, perché aveva compiuto il diciottesimo anno d’età. La vita non era più la stessa e si viveva nella paura. Per mangiare si usavano dei bollini che consentivano di prendere un panino al giorno e talvolta della marmellata.
I vestiti che si avevano a disposizione, erano gli stracci di sempre e le scarpe erano degli zoccoli perché la suola serviva per gli scarponi dei soldati. Poi venne l’armistizio e gli Italiani si allearono con gli Americani.”
“Cosa successe dopo l’armistizio ?” Dopo l’armistizio i miei fratelli scapparono attraverso i campi e tornarono a casa. Fortunatamente nessuno dei tre fu portato nei campi di concentramento Tedeschi e ciò per volere del destino.
Purtroppo però con l’armistizio iniziarono anche i bombardamenti, sia di giorno che di notte. Si dormiva sempre vestiti e appena suonava l’allarme si correva ai rifugi o sotto le legnaie, che comunque se arrivava una bomba, non avrebbero protetto nessuno. Ricordo ancora i rumori di quando venivano sganciate le bombe e il primo bombardamento serale, nel quale in mezzo ai campi si sentivano le schegge cadere tutto intorno. Fortunatamente però, la famiglia accanto alla nostra si era fatta amica dei Tedeschi e con la radio riuscivano a prendere le stazioni Tedesche, così prima che arrivassero gli aerei bombardieri, noi eravamo già al rifugio perchè sapevamo quando partivano le formazioni.
” Quando ebbe fine tutto ciò ?” ” Il 25 Aprile arrivarono gli Americani. Io ero al salumificio e vidi i Tedeschi che mangiavano vicino ai camion. In un attimo, dopo aver parlato con le ricetrasmittenti,
presero tutto e scapparono, perché arrivavano i nostri alleati. I Tedeschi furono presi alla sprovvista e non fecero resistenza al Po e sulle Torricelle. Tutti felici corsero incontro agli Americani che arrivavano con grandi carri armati. Per tre notti rimanemmo chiusi nei rifugi per paura della resistenza. Appendemmo poi delle lenzuola bianche alla finestra per dire che c’era la pace. Non si poteva mai uscire in massa perché altrimenti si rischiava di essere mirati.
“Un’ultima cosa: la notte, quando c’erano i bombardamenti, non si doveva tenere la luce accesa altrimenti gli aerei Americani, miravano ai lumi che vedevano credendoli basi Tedesche.
Oltretutto, nessuno doveva uscire dopo il coprifuoco perché veniva ucciso. Sono stati anni duri e brutti e spero di tutto cuore che questi tristi ricordi facciano ragionare le persone sulla crudeltà e l’inutilità della guerra.
 
#IORESTOACASA

N.N A&V

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